Fiore De Nicola e Francesca Senatore: «Abbiamo deciso di fare questa scelta per rispetto nei confronti del bambino»

Articolo pubblicato sulla “Città di Salerno” 23.02.2017 di Davide Speranza

CAVA DE’ TIRRENI. Da quando è stato chiuso il reparto di ginecologia e ostetricia all’ospedale il rischio è che non nascano più bambini in città. Ma ecco che la tendenza si inverte e una coppia di giovani decide di far nascere il proprio bambino in casa.

Loro sono Fiore De Nicola, cuoco di 30 anni che si occupadi cucina naturale, e la sua compagna Francesca Senatore di 29 anni, studentessa di naturopatia e operatrice ayurvedica. Il piccolo Simone è nato domenica scorsa, a casa sua, tra le braccia di madre e padre, e l’aiuto delle ostetriche Emanuela Errico e Alessandra dell’Orto. «Abbiamo deciso di farlo perché è molto più rispettoso delle esigenze del bambino e della madre», spiega il papà, Fiore. «C’è un aiuto da parte delle ostetriche che è diverso da quello di un parto fatto in ospedale. Appena nato il bambino, c’è la possibilità di avere un attaccamento diretto al seno, pelle a pelle. Il tipo di parto è stato effettuato anche con la tecnica del lotus birth che ci dà la possibilità di far nascere il bimbo, non recidendo il cordone ombelicale attaccato alla placenta e aspettando che si stacchi. Per qualche giorno il neonato continua a riceverne i benefici. Il rischio di infezioni, emorragie o contaminazioni batteriche è praticamente nullo».

Un iter iniziato sabato. «Abbiamo chiamato le ostetriche e hanno capito che era un pretravaglio», continua il 30enne. «Abbiamo avuto la possibilità di fare il bagno in vasca. La madre si è stesa nell’acqua. Ho avuto la fortuna di entrarci anche io e di accompagnarla in questa avventura. Ho visto la testolina che usciva, la forza prorompente di una donna, l’estrema professionalità delle nostre due ostetriche, due angeli, che ci hanno dato una grande energia». Non poteva mancare un rituale speciale, che Fiore porterà avanti nel tempo. «Pianteremo un albero con la placenta e lo faremo crescere insieme al nostro bambino. Un albero di mele annurche. A scegliere è stato il padre della mia compagna che ha comprato due alberi. Pianteremo nella terra di mia madre albero e placenta». Poi il pensiero va al reparto di ginecologia.

«Quando abbiamo fatto l’ecografia in ospedale al terzo mese, è stato triste vedere un reparto vuoto. Dovrebbe essere pieno di bambini e di mamme. In questo modo non nasceranno più cittadini cavesi. Anche per chi volesse approcciare a un parto in casa, sapere che non c’è una struttura nella propria città che può accogliere un’emergenza, disincentiva a farlo. A noi non importava dove nascesse. L’importante era fare un parto quanto più naturale possibile. È importante che in quell’ospedale nasca di nuovo il reparto».